Il campanile e l'abside romanica della Badia di Santa Maria a Rosano
La Badia di Santa Maria a Rosano

Sulla riva dell'Arno, dove il fiume disegna un'ansa larga e la collina si tira indietro di qualche centinaio di metri, c'è Rosano: una frazione di Rignano sull'Arno che deve il suo nome, e la sua notorietà, a un monastero benedettino. Non è una rovina e non è un museo. E' un edificio abitato senza interruzioni da una comunità di monache da oltre mille anni, e questo cambia completamente il modo in cui va avvicinato.

Dodici secoli di storia

La tradizione fa risalire la fondazione al 780, data che si legge in un'iscrizione cinquecentesca incisa sull'architrave del portale della chiesa. E' una datazione ormai comunemente accettata, anche se le prime attestazioni documentarie certe arrivano solo all'inizio dell'XI secolo. Da lì in poi la vicenda è ben tracciata: intorno al 1040 il monastero passa sotto i conti Guidi, nel 1130 viene consacrata una chiesa più ampia, nel 1143 il complesso è distrutto dai fiorentini e subito ricostruito, e nel Duecento il patronato cambia mano. Il risultato di questa continuità è che Rosano viene indicato come il più antico monastero ancora in attività della Toscana.

L'architettura e le opere

L'insieme è sobrio e non cerca l'effetto. La facciata della chiesa è semplice, con un piccolo oculo e un portale di epoca rinascimentale; accanto si alza il campanile, articolato su cinque ordini secondo una tipologia di ascendenza lombarda, ed è l'elemento più riconoscibile del complesso anche da lontano. All'interno la chiesa è divisa in tre navate da pilastri quadrangolari, con presbiterio rialzato e cripta sottostante, una soluzione che la avvicina alle grandi fabbriche religiose fiorentine dell'epoca; nei secoli successivi non sono mancate modifiche, tra cui gli interventi rinascimentali nella cappella alla base del campanile. Al monastero è legato inoltre un patrimonio artistico di rilievo: una croce dipinta del XII secolo, tanto importante da aver dato il nome convenzionale al suo autore anonimo, il Maestro di Rosano, e un trittico con l'Annunciazione di Giovanni dal Ponte.

Un monastero di clausura: come comportarsi

Su questo punto serve chiarezza, perché è quello su cui si sbaglia più spesso. Rosano ospita una comunità benedettina femminile di clausura, formata da diverse decine di monache: il monastero non è visitabile e non lo diventa su richiesta. Ciò che si può fare è entrare nella chiesa abbaziale in occasione delle celebrazioni, che seguono l'ufficio divino cantato in gregoriano e in latino; fuori da quei momenti la chiesa resta normalmente chiusa. Le monache partecipano alla liturgia dalla parte riservata alla clausura: se ne sentono le voci, non si vede la comunità. Chi arriva sapendo tutto questo porta a casa un'esperienza rara, di quelle che non si trovano nei circuiti turistici; chi arriva pensando di fare un giro trova semplicemente un portone chiuso.

  • Il monastero non si visita: è un luogo di clausura, non un bene aperto al pubblico
  • La chiesa apre in corrispondenza delle celebrazioni: informatevi prima sugli orari
  • Silenzio, telefoni silenziosi e abbigliamento sobrio valgono anche nel piazzale esterno
  • Le monache producono liquori a base di erbe, secondo una lunga tradizione monastica

Arrivare e proseguire

Rosano si raggiunge in pochi minuti d'auto dal centro di Rignano sull'Arno seguendo il fondovalle lungo il fiume; dall'altra parte dell'Arno si è già in territorio di Pontassieve. La strada è comoda ma si restringe nei pressi del monastero e i posti auto sono pochi: meglio non arrivare in gruppo con più vetture. Una volta lì, vale la pena proseguire verso la collina, dove la strada sale tra oliveti e vigne in direzione di Volognano, oppure restare lungo il fiume, che in questo tratto ha argini larghi e una luce particolare nelle prime ore del giorno.

Come per tutti i luoghi di culto ancora vivi, gli orari delle celebrazioni possono cambiare con le stagioni liturgiche e con la vita della comunità. Una verifica preventiva sui canali ufficiali del monastero o della diocesi vi evita un viaggio a vuoto e, soprattutto, evita di disturbare chi qui ci vive.

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